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venerdì 28 ottobre 2011

VANITAS E ZUCCHINI


Nei suoi tanti viaggi non faceva che acquistare oggetti e materiali senza un reale scopo, poi, un giorno, le pietre, i coralli e le gemme informi, fino ad allora chiusi in un cassetto, hanno iniziato a danzarle in testa e a comporsi in magnifici gioielli. Lei, per assecondare il padre, rigido generale di corpo d’armata, aveva finito per starsene a Pisa a studiare lingue, mentre la sua aspirazione era di avvicinarsi al design tramite l’ architettura; poi si innamorò di suo marito che, “un po’ troppo geloso”, la preferiva a casa intenta a crescere i figli. Alla fine, però, a dimostrazione che quello che deve accadere accade e che i tempi non contano, nel 2007 ha realizzato la sua prima collezione. Oggi l’ho incontrata alle Giubbe rosse con suo figlio. Un duetto affiatato dall’energia contagiosa. Eccoli, dopo una breve intervista e un caffè, mentre coccolano Gina, la cagnolina di una ragazza che, blogger anche lei, non ha saputo resistere a questo strano gruppetto che parlava di gioielli e stilisti mischiandoli a zucchine e uova.


Vi parlo di Donatella e Stefano Calzolari. Mamma e figlio: disordine artistico e ordine scientifico. Lui studia economia e desidera una carriera raggiante, lei dovrebbe essere una casalinga, ma crea gioielli per le mani delle signore più chic. E questo lo deve in larga parte a Stefano che ha insistito perché lei creasse e poi proponesse i suoi lavori. Adesso che il figlio è grande i due sono anche amici,  sentirli parlare, vedere l’intesa che hanno, dà la misura di quanto sia importante, ai fini di tutto, una famiglia unita e, come nel loro caso: ben assortita. Ma questo non significa che abbiano gli stessi gusti. A detta della madre Stefano ama un po’ troppo piacere, così, mentre lei si veste perché adora gli oggetti che indossa e continuerebbe a far così anche su un isola deserta, non si può dire la stessa cosa del figlio.


Il parallelo tra stile e cucina ha convinto poco entrambi, ma del resto spetta a me e a voi lettori rintracciarlo. Donatella afferma di essere “stilista di se stessa e cuoca per forza”. Ha cucinato così tanto per i suoi figli e suo marito che adesso lo fa, ma non ha più la verve di prima. Stefano invece non ama affatto i fornelli e, come dice sua madre, in cucina assomiglia a un bradipo spaesato! Nonostante tutto però entrambi hanno una ricetta da realizzare per il loro partner. Piatti semplici. Stefano si cimenterebbe nelle pennette ai pomodori pachino e Donatella ricucinerebbe per suo marito il piatto che lui le preparò la prima volta: pasta e broccoli.


Per quanto entrambi non vedano collegamenti tra moda e cucina, i loro stili non differiscono troppo dalle loro ricette. Stefano preferisce andare al ristorante, ma anche qui, per quanto cerchi di ordinare cose nuove, non mangia mai in maniera troppo stravagante e del resto veste con una sobrietà ricercata mixando  sapientemente vari stilisti ed ottenendo quello che in cucina definiremmo un piatto della tradizione rivisitato ad hoc. Donatella invece ama gli stilisti giapponesi e la scuola d’Anversa, la sua cucina gode di influenze arabe e siciliane che, come nel caso dei suoi gioielli, fanno di questa donna un unicum di stile.


Ieri Donatella vestiva comoda pantaloni Junya Watanabe in fresco di lana dal taglio ispirato alla marina militare, sopra, una  giacca  Marni in crepe di lana con zip frontale dalla foggia  bon ton chic, ai piedi  platform in suede Fratelli Rossetti, tutto rigorosamente blu navy. Come capo spalla un corto piumino nero dalla smanicatura a kimono e dal collo sciallato anch’esso di  Watanabe, per finire una sciarpa in cachemire di Faliero Sarti raffigurante un dipinto di Mark  Rothko e una neverfull G Monogram Louis Vuitton. Al dito una delle sue creazioni più belle: un anello raffigurante la Vanitas, un meraviglioso teschio scolpito su un corallo di Sciacca e trattenuto al dito da 4 serpenti scintillanti in oro e diamanti neri.


Stefano indossava Skinny pants in cotone elasticizzato Raf Simons, maglione in lana con abbottonatura laterale di alamari metallici Emporio Armani, giacca in pelle nera martellata di Rick Owens, in pendant con la madre una sciarpa Faliero Sarti, stivali in suede tortora Ermanno Scervino e, immancabile accessorio, un classico Rolex submarine. All’altro polso un bracciale, opera di Donatella, raffigurante ancora la mitica vanitas.


Stefano - confermando il giudizio di sua madre - non è stato veloce e neanche preciso nel raccontarmi le sue pennette ai pomodori pachino e quindi, anche per cascare sul sicuro, preferisco riportarvi la ricetta di Zucchine, uva passa e pinoli di Madame Donatella: Per 4 persone vi occorreranno: una cipolla di tropea (quantità variabile a seconda del gusto), 5/6 zucchine chiare, una generosa manciata di uva passa e una di pinoli, quindi olio extra vergine di oliva, sale e pepe quanto basta. Sul generoso fondo d’olio fate cuocere lentamente la cipolla precedentemente sminuzzata, una volta stufata aggiungete le zucchine ridotte a rondelle. A metà cottura unite l’uva passa e i pinoli, quindi coprite e fate cuocere fin tanto che il composto non avrà assunto un colore brunito, aggiungete sale e pepe. Il piatto è pronto, ma, se come quella di Donatella, anche la vostra è una fantasia creatrice, sbattete a parte 2 uova con un pizzico di sale e 2 cucchiai di Grana Padano, cuocete penne per 4 persone, conditele con le zucchine e poi, a fuoco spento unite le uova. Avrete così un’ottima carbonara di zucchine uva passa e pinoli. Buona cena e buona mise a tutti!


Se volete scuriosare tra i gioielli di Donatella: http://www.donatellacalzolari.it

mercoledì 12 ottobre 2011

GOTHIC CHIC CON CONTORNO DI CAVOLO VERDE E UVETTA




Per Aristotele, Quintiliano e Dante sarebbe stato l’exemplum: colei che incarna tutte le caratteristiche di cui si vuol dare notizia. L’ospite di oggi è infatti una cuoca eccelsa e, come già potete vedere, un cammeo di stile. E’ l’espressione della femminilità che passa dall’aspetto, dagli abiti, dagli accessori e dall’amore  che mette nei piatti che prepara. Sono arrivato a lei attraverso i racconti delle cene pantagrueliche che alcuni amici in comune hanno avuto il privilegio di gustare a casa sua. Una casa che, a quanto si dice, è l’immagine dell’accoglienza e del gusto e che nasconde un tesoro: un’intera stanza dedicata al guardaroba.



Potrebbe sembrare un po’ sofisticata Patti, ma in realtà è soltanto molto timida. Le ho fatto una lunga corte per convincerla a farsi fotografare, poi ieri, quando mi ha visto febbricitante ha finalmente ceduto e alle 3 ci siamo visti nel negozio in cui lavora. Non cito il nome, ma vi basti sapere che è il gallery store vintage più bello d’Italia. Sapete come mi ha accolto? Con un grande quaderno nero sul quale scrive, ricopia ed incolla tutte le ricette provate, da provare o quelle che vanno bene per ogni occasione.


Uno pensa che una bella donna, ben vestita e sempre alla page, con un lavoro come il suo mangi sushi e prenda integratori, si imponga diete ferree e spenda metà del suo tempo in palestra. Invece si può essere come Patti dedicandosi con amore ai fornelli per la gioia degli amici e per la propria. Infondo cucinare e vestirsi non sono cose troppo diverse: sono entrambe operazioni necessarie, si fanno per gratificarsi e gratificare e per entrambe ci vuole una buona dose di gusto e di pazienza.



Ma se Patti mi ha sopportato un’ora non le manca di certo la pazienza e tantomeno lo stile, anzi gli stili, visto che sa vestirsi in mille maniere diverse conservando sempre la propria personalità e lasciando la sua impronta su ogni outfit. Il colore prevalente è il nero, l’altro il bianco. Si tratta di un gothic-chic intervallato da reminiscenze rock, basti sapere che il suo gruppo preferito sono i Cure e che sotto la blusa, indossata al contrario, aveva una t-shirt da groupie dei Rolling Stones. Ai piedi delle stringate maschili church’s, sotto calzini bianchi dall’aria un po’ preppy, a completare la mise una gonna Comme de garcon in fresco di lana, asimmetrica e sormontata da una leggera sottogonna di tulle in perfetta assonanza al blouson smanicato e altrettanto irregolare con un motivo a trama allargata che corre dallo spallino lungo tutta la parte sinistra del dorso.



Patti per stare comoda stacca le etichetta dai suoi vestiti, ma è chiaro il suo amore per i designer giapponesi e della scuola di Anversa, infatti al polso indossa un Martin Margiela ben accostato ad un bracciale antidolorifico in rame comperato in farmacia che bilanciano in maniera giocosa il Rolex in acciaio sull’altro braccio. Alle dita inforca teschi e brillanti, Mc Queen e fine gioielleria d’artigianato, mentre al collo per sottolineare la sua allure un po’ gotica si sovrappongono un orologio a cipolla e un pendolo da mago pescati in qualche mercatino. E cosa mangia questa bellissima ragazza? Penserete a qualche cosa di complicato. Invece è semplice, sano, dietetico, ma gode di tutte le influenze arabe che la Sicilia, sua terra d’origine, ha avuto. Ecco a voi il cavolo verde con uvetta e pinoli di Lady Patti:



Per 4 persone vi occorreranno un cavolfiore verde grande, due spicchi d’aglio, un pugno colmo di uvetta, un pugno di pinoli sgusciati, 1 o 2 cucchiai di concentrato di pomodoro, olio, sale e peperoncino quanto basta. Prendete una casseruola, coprite il fondo d’olio, lavate il cavolo, riducetelo a cimette e adagiatelo nel tegame, quindi aggiungete l’uvetta, i pinoli, il sale, il peperoncino, il concentrato e ¾ di un bicchiere d’acqua. Coprite e fate cuocere a fuoco medio, girando di tanto in tanto, per circa 30 minuti. Così avrete un contorno da re, se poi vi piace sperimentare, io oggi ho deciso di cucinarlo per condirci  un bel piatto di Taccozzete o, se preferite, maltagliati, in ogni caso buona cena e buona mise a tutti!