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mercoledì 19 ottobre 2011

UNA TRIPPA A POIS




Per prima cosa una bella colazione. Una doccia, magari accompagnata da qualche trattamento energizzante. Una lunga passeggiata al mercato, perché occorre tempo per scegliere i giusti ingredienti o per trovare un capo che ti calzi a pennello. Tornata a casa si dedica alla cucina, piatti tradizionali, le piacciono i sapori toscani. Quindi un bel film e poi inizia la preparazione per uscire. Il sabato di Ivana è scandito da rigide tempistiche testate nel corso degli anni e che alla sera le permettono di essere immancabilmente perfetta. Un drink con gli amici e poi in pista fino a tardi!


Mi ha impedito di scrivere la sua età, ma vi basti sapere che la maggior parte delle sue coetanee trascorre il tempo in vestaglia tra un lamento, un ora pro nobis e qualche soap sudamericana. Ivana, invece, esce, balla, parla con i ragazzi, si interessa al nuovo e non conosce la tristezza. “Prima o poi si deve morire, io nel frattempo intendo divertirmi”. Ha lavorato molti anni per la Giunti Editore, considera Firenze la città più bella, ma sta organizzando con gli amici una gita a Budapest, la parola che pronuncia più spesso è “godere” e, stare in società, è il suo elisir di lunga vita.



Sabato avevo appuntamento con la figlia di Ivana, così sono passato da casa loro. Mi ha aperto la porta come la vedete, stava uscendo. Pensando che non avrebbe mai acconsentito l’ho da subito implorata di farsi fotografare. Invece, orgogliosa e ben lieta di finire su Internet, mi ha detto “aspetta solo un minuto che mi finisco il trucco”. Che donna! Adorabile in tutto. Un’anima mondana che è anche una mamma attenta e una cuoca invidiabile. Dice di non amare la cucina, ma so per certo che ai fornelli è un portento.
Era pronta per andare a divertirsi non so in quale balera e mi ha fatto invidia. Il mondo di questa seconda, cosciente, adolescenza mi affascina e vorrei assaporarlo, ma i teenager della terza età sono gelosi delle loro piste e della loro musica o forse temono l’invasione di sbarbatelli che ancora non sanno gustarsi fino in fondo la vita.



Una vistosa parure di zirconi, un lungo filo di perle intrecciato al polso sinistro, e eleganti anelli di famiglia illuminano con le rutilanti decolleté  di strass anni ‘80 un total black interrotto soltanto da una  giacca monopetto sartoriale a fondo nero e pois bianchi in piquet. A completare l’ensemble una mini clutch in vernice nera che contiene l’indispensabile per la serata: il lipstick rosa acceso, le chiavi per rientrare a casa e qualche spiccio, anche se a Ivana non mancherà di certo uno spasimante pronto ad offrirle champagne e caviale.
In totale dissonanza col suo look da viveur e con i suoi gusti musicali (adora Amado mio) appare la ricetta di questa elegante signora che, da ottima buongustaia, ci suggerisce un piatto della tradizione toscana. Ecco a voi la Trippa alla fiorentina di madame Ivana:

Per 6 persone: uno spicchio d’aglio, tre foglie di alloro, mezzo litro di brodo, 30 grammi di burro, una carota, una cipolla, ½ bicchiere di olio extravergine d’oliva, un etto di parmigiano reggiano, pepe e sale q.b., 300 gr. di pomodori pelati, un gambo di sedano, 1 kg. di trippa precotta, 1/2 bicchiere di vino bianco. Affettate la trippa finemente, lavatela ed asciugatela perfettamente, pulite il sedano, la carota e la cipolla, quindi fatene un battuto. In una casseruola soffriggete con l’olio ed il burro l’aglio e l’alloro unendo anche il battuto. Dopo alcuni minuti aggiungete la trippa, fatela cuocere fin tanto che non si asciuga, quindi sfumate con il vino. A questo punto aggiungete i pelati, il sale e il pepe. Fate cuocere la trippa per circa 45 minuti aggiungendo di tanto in tanto il brodo e girando spesso. A fine cottura spolverate con il parmigiano. Fate riposare per alcuni minuti e servite la trippa ben calda. Ivana consiglia ai golosi di mettere in tavola altro parmigiano. Buona cena e buona mise a tutti!

martedì 4 ottobre 2011

ZUPPA FOLK DI PESCHE E SAVOIARDI



Questa bella signora è un’altra perla dell’Amiata e conosco benissimo i suoi piatti. Ama la cucina semplice e, come si vede, tiene fin troppo alla linea. Ha poco tempo per cucinare, ma “quando torno a casa –dice – e trovo tutto pronto, non sto certo a discutere sulla perfetta esecuzione del piatto!”


E’ proprietaria e gestisce da sola una boutique d’abbigliamento, una wundercammer direi, la stanza dei desideri delle sue molte clienti. Ma, anche se sarebbe stato bello fotografarla nel suo negozio assieme alla sua inseparabile cagnolina Zoe, ho preferito immortalarla sul terrazzo di casa sua, dopo essermi gustato uno dei pochi pranzi che riesce a metter su durante la settimana, quello della domenica appunto! E qui dovrei dilungarmi a citarvi le tante leccornie con cui ci ha deliziati, ma le regole son regole e, come ho fatto per tutti gli altri, posterò, anche per Donna Miriam, una sola ricetta, quella che mi ha gentilmente concesso di pubblicare.


Gli scatti che vedete li abbiamo fatti a fine pranzo, prima che venisse servito il dolce e non eravamo affatto appesantiti. Miriam cucina come veste, in maniera da lasciare un’impressione e non un nitido ricordo, le sue mise sono spesso semplici, ma mai scontate, sempre estremamente curate, ma non eccentriche o colme di firme conosciute. Certo è che non disdegna il cammeo, la ciliegina diremmo, e così agli intenditori non saranno certamente sfuggiti i bellissimi mocassini Gucci, il classico modello bianco con morsetto che ogni donna dovrebbe avere nel proprio armadio!
In una parola potremmo riassumere il suo look come folk, ma edulcorato da sapienti accostamenti e dall’intromissione di accessori vintage veramente pregevoli, come il mocassino “Gucci”, appunto, o la shopping  bag di “Etienne Aigner” che ha voluto assolutamente prendere prima degli scatti. Ma non solo, gli anelli alle mani, come la collana in ossidiana e l’antico rosario in granato conferiscono al look un equilibrio e un risultato del tutto personali che si riassumono bene nella fusciacca realizzata con un tramezzo di cotone lavorato ad uncinetto. Così che diventa difficile stabilire all’impronta che brand ci sia dietro la camicetta in cotone bianco ottico ricamata con più tecniche e impreziosita da perline ton sur ton o dietro la lunga gonna vagamente gitana color panna dove campeggia una fantasia floreale i cui colori spiccano per l’uso di paillettes. Ma basta conoscere un minimo Miriam per sapere  che per chi veste folk “Giorgio Kauten” ha pochi rivali. E di Kauten sono appunto entrambi i capi; mentre per il leggerissimo cardigan malva dalla lunga coulisse la nostra modella di oggi non ha saputo darci ulteriori dettagli.
 Ma adesso è venuto il momento di gustarci il Tiramisù alle pesche di Donna Miriam che, tra le altre cose, è anche mia madre:
Ingredienti per otto persone: 1 pacco di savoiardi, 4 tuorli d’uova, 100 gr. di farina, 100 gr. di zucchero, 1 litro di latte, la scorza di un limone, 500 gr. di pesche ben mature. Tempo di preparazione: 20 minuti, tempo di cottura: 10 minuti,  tempo totale: 30 minuti, raffreddamento: 2 ore.

Per preparare la crema pasticcera prendete un pentolino e montate lo zucchero con i tuorli, aggiungete e incorporate la farina, quindi versate il latte a filo. Dopo aver messo la scorda di limone spostate il pentolino sul fuoco e cuocete il composto a fiamma dolce mescolando continuamente finché non si sarà addensato. Una volta che la crema sarà pronta la unirete calda alle pesche che avrete precedentemente sbucciato e spezzettato. Prendete una bella coppa da portata, preferibilmente in vetro o cristallo, e spalmate il fondo con un po’ di crema e pesche ancora calda, quindi mettete uno strato di savoiardi e un altro di crema fin tanto che non avrete esaurito gli ingredienti. I savoiardi si ammorbidiranno con la sola crema calda e quindi non dovrete inzupparli in nessun’altro liquido. Una volta che il dolce sarà a temperatura ambiente mettetelo in frigo per due ore, quindi servite. Buona cena e buona mise a tutti!